Nelle tesi in Infermieristica capita spesso di partire da una situazione concreta osservata durante il tirocinio: la prevenzione delle lesioni da pressione, l’educazione terapeutica o il miglioramento dell’aderenza a un piano assistenziale. Per trasformare l’esperienza in un lavoro accademico, bisogna individuare una domanda che possa essere affrontata attraverso evidenze appropriate, distinguendo ciò che è noto da ciò che richiede ulteriore approfondimento.
1. Quando è utile lo schema PICO
Il modello PICO è utilizzato soprattutto per strutturare quesiti sugli interventi: P indica popolazione o problema, I l’intervento, C il confronto, O gli esiti di interesse. Nelle versioni PICOT può essere aggiunto il riferimento al tempo. Lo schema non è obbligatorio per ogni ricerca infermieristica: domande su esperienze vissute, organizzazione dei servizi o significati attribuiti alla cura possono richiedere altri modelli.
Le indicazioni del Cochrane Handbook mostrano come popolazione, intervento, comparatore ed esiti contribuiscano a delimitare una domanda e a definire i criteri di selezione degli studi.
2. Un esempio illustrativo
Supponiamo di voler studiare la prevenzione delle cadute in pazienti anziani ospedalizzati. La popolazione potrebbe essere costituita dagli adulti anziani ricoverati, l’intervento da un programma assistenziale multifattoriale, il confronto dall’assistenza abituale e l’esito dalla frequenza delle cadute. L’esempio serve a formulare il quesito: non implica che un particolare intervento sia efficace o che esistano già evidenze con quelle precise caratteristiche.
3. Ricerca bibliografica e selezione degli studi
Una volta definito il quesito, individua termini in italiano e inglese, sinonimi e, quando pertinenti, termini controllati come i MeSH utilizzati in PubMed. Combina i concetti principali con operatori booleani e conserva una traccia delle ricerche svolte: banca dati, data, stringa di ricerca, eventuali filtri e numero dei risultati. Questo rende il procedimento verificabile.
Non considerare equivalenti tutte le fonti: studi primari, revisioni sistematiche, linee guida e documenti istituzionali rispondono a funzioni differenti. La selezione dipende dal quesito e dal disegno di ricerca; la gerarchia delle evidenze non sostituisce la valutazione della qualità metodologica degli studi.
4. Organizzare il capitolo di revisione
Un possibile percorso comprende contesto clinico-assistenziale, definizione del problema, domanda di ricerca, metodo di ricerca bibliografica, caratteristiche degli studi selezionati, sintesi delle evidenze e discussione delle implicazioni assistenziali. Il numero e la disposizione dei capitoli dipendono dal template dell’ateneo. Se il lavoro è una revisione narrativa, non descriverlo come sistematico se non sono state effettivamente seguite procedure compatibili con tale metodologia.
5. Valutare e discutere le evidenze
Per ciascuno studio considera campione, contesto, interventi o esposizioni, esiti, limiti e possibili fonti di distorsione. Nella discussione confronta risultati convergenti e discordanti, senza assumere che uno studio singolo determini una pratica clinica valida in ogni situazione. Le raccomandazioni operative devono essere proporzionate alla qualità dell’evidenza e al contesto.
6. Correzioni frequenti nelle tesi infermieristiche
Tra gli errori ricorrenti ci sono quesiti troppo ampi, descrizioni delle ricerche non replicabili, fonti citate senza lettura completa e confusione tra risultati degli studi e opinioni personali. In caso di commenti del relatore conviene prima verificare la coerenza del quesito con gli studi inclusi e poi procedere al controllo formale. La guida sulle fonti contestate dal relatore offre un metodo per questa seconda fase.
Per distinguere le revisioni narrative da quelle sistematiche e documentare la selezione degli studi puoi approfondire anche la nostra guida alla revisione sistematica secondo PRISMA.
Domande frequenti
Ogni tesi in Infermieristica deve usare PICO?
No. È uno schema particolarmente utile per quesiti sugli interventi, ma domande qualitative o organizzative possono richiedere approcci diversi.
Posso usare solo PubMed?
Dipende dal quesito e dalle indicazioni del relatore. In molti casi è opportuno valutare più banche dati e documentare la scelta.
Una revisione narrativa richiede criteri di ricerca espliciti?
Anche senza dichiararsi sistematica, una revisione beneficia di criteri trasparenti di selezione e di un resoconto delle principali fonti utilizzate.
Per uniformare le citazioni di articoli sanitari e linee guida consulta anche la guida allo stile Vancouver.
Per una tesi sanitaria, la formulazione del quesito PICO va distinta dalla completezza e dalla pertinenza delle fonti.
Consulenza per tesi in Infermieristica: quesito PICO, evidenze e organizzazione della revisione
Il supporto viene valutato in base alla tipologia di ricerca, ai materiali disponibili e alle indicazioni del relatore. Gli aspetti principali da controllare sono:
Definizione del quesito
Controlliamo pertinenza di popolazione, intervento e outcome.
Ricerca delle evidenze
Verifichiamo stringhe, filtri e criteri di selezione.
Sintesi critica
Rivediamo differenze fra risultati degli studi e implicazioni professionali.
Altre domande sulla tesi in Infermieristica
Serve sempre lo schema PICO?
È utile per molti quesiti di intervento, ma non è obbligatorio per qualsiasi tipo di ricerca.
Una revisione narrativa deve avere criteri di selezione?
È buona pratica spiegare le modalità di ricerca e le ragioni della scelta delle fonti.
Posso citare linee guida cliniche?
Sì, verificando ente, versione, data e pertinenza rispetto al quesito.
Che cosa inviare per la revisione?
Quesito, stringhe, articoli selezionati, indice e parti già scritte, senza dati di pazienti identificabili.
Servizi e approfondimenti collegati
Nel modulo puoi allegare documenti facoltativi. Le indicazioni del tuo ateneo e del relatore prevalgono sempre.
